Poetica
Immagino nuove forme e regalo nuove vite agli oggetti dimenticati
La mia creazione artistica ha avuto origine in una discarica; l’apparizione improvvisa di centinaia di computer fu illuminante: mother boards, circuiti stampati, varie componentistiche elettroniche,mi parvero come qualcosa di famigliare, in cui vidi delle città fantasma, ognuna con le sue caratteristiche.
La presenza di un “nuovo mondo”, mi fece sentire come una viaggiatrice alla scoperta di terre lontane.
Il mio pensiero fu di portare alla luce, rimettere nel circuito della creazione, dando una nuova vita a queste vecchi oggetti oramai inutili e diventati ingombranti rifiuti.
Il mercato globalizzato crea in continuazione prodotti che sono voracemente consumati da una società ingorda, così il poter ridare una collocazione a oggetti altamente tecnologici che fino a poco tempo fa rappresentavano un mondo praticabile da ognuno di noi, mi ha portato ad agire per una causa artistica e sostenibile.
La mia opera consiste nel trasformare e dare una nuova esistenza a forme già conosciute ed esperite. Materiali difficili da riciclare possono diventare medium, atti alla nuova produzione artistica.
Il primo step del lavoro consiste nel dare origine a una scenografia primaria in cui il microcosmo estetico è costituito da una tavola di compensato di dimensioni ridotte, sulla quale applico svariati oggetti recuperati: crete, acrilici, plastilina e piccole miniature anch’esse parte del circuito dello scarto.
In questo procedere, creo un paesaggio metafisico, post-industriale, dove polimateriche sculture diventano scorci di nuove città, percorribili dallo sguardo.
Una volta costruita la “realtà” dell’opera, trovo un punto di vista e ritraggo fotograficamente questi ambienti, nei quali lo spettatore, in qualità di osservatore privilegiato, pur fruendo solo di una porzione del soggetto, attraverso la prospettiva individua una visione che si amplifica, dove il piccolo diventa grande e lo spazio acquista una sua dinamicità.
Il paesaggio stimola diverse interpretazioni.
L’interpretazione è tutto, sia che si tratti dell’inquadratura di una “realtà” o di un artificio.