Nell’infanzia fino ai miei dieci anni, durante il periodo estivo passavo molti pomeriggi in compagnia della nonna materna.
Nonna Lina era un’amorevole vecchietta, prodiga a lavorare a maglia ed uncinetto ed era una donna molto religiosa: teneva sempre con se un messale che leggeva verso sera e recitava anche il rosario.
Insieme coloravamo e disegnavamo spesso e mi raccontava molte storie della nostra numerosa famiglia.

Gioielli di famiglia
Un giorno mise sul tavolo una scatola di cartone color tabacco, subito ne fui incuriosita e lei prima di aprirla mi disse che questa era un piccolo scrigno contenente i gioielli di famiglia.
Io mi affrettai ad aprirla e ci trovai dentro tanti bottoni, alcuni sembravano preziosi con grandi pietre luccicanti, altri avevano forme e colori inusuali.
Nonna mi raccontò che quei bottoni erano appartenuti a Zio Riccardo che di professione faceva il sarto.
Lo zio aveva una bottega e con le sue assistenti: le sorelle Giulia e Assunta, creava abiti su misura per gli eventi e le occasioni importanti. Io mi immaginavo alcune donne in procinto di recarsi ad un ballo con quei bei vestiti eleganti, eseguiti con cura e con l’utilizzo di tessuti preziosi: sete, velluti, pizzi macramè e rifiniti con i bottoni gioiello.
Con quei bottoni mi divertivo a creare collane, braccialetti ed anelli che poi regalavo alle amiche. Quella scatola è stata da me ereditata, oggi l’ho ritrovata ed aprendola oltre ai bottoni ne scaturiscono i bei momenti della mia infanzia.
Alcuni di quei bottoni sono stati impiegati nelle mie sculture polimateriche.