Coloris

Una passeggiata al parco Art Line di Milano

Sommario

Oggi ho fatto una meravigliosa passeggiata al parco d’arte contemporanea Art Line del Comune di Milano, all’interno del nuovo complesso di Citylife, la visita è stata organizzata da Matilde Marzotto Caotorta docente del corso “Spazi di Vita e Creazione nell’arte contemporanea” (UTL Milano) e con due guide d’eccezione Cecilia Guida e Roberto Pinto, i curatori di Art Line.

Art Line Milano propone un progetto di arte pubblica, le cui opere, sono collocate in spazi aperti e sempre visitabili da tutti, facendo compagnia a chi passeggia e a chi fa sport all’interno del percorso.

Cieli di Belloveso

Cieli di Belloveso

Le opere d’arte a volte sono così ben integrate con tutto ciò che le circonda da sembrare parte dell’arredo urbano, per esempio la pavimentazione in piazza Burri, lavoro dell’artista Matteo Rubbi, “Cieli di Belloveso”. L’opera è composta da oltre 100 stelle in pietra, di dimensioni, forme, colori e materiali variabili. Le stelle sono sparse e incastonate nella pavimentazione della piazza. L’opera ricostruisce il cielo stellato visibile a Milano nella primavera del 600 a.C., data intorno alla quale Tito Livio colloca la leggendaria fondazione di Milano da parte del principe Belloveso. Questo ci fa riflettere sula condizione dell’uomo contemporaneo che a causa dello sviluppo smisurato delle città a poco a che fare con il cielo stellato e il buio.

New Times for Other Ideas / New Ideas for Other Times

Un’altra opera è collocata sulla facciata del vecchio Padiglione 3 della fiera campionaria; si tratta dell’opera dell’artista Maurizio Nannucci, “New Times for Other Ideas / New Ideas for Other Times” è una doppia scritta realizzata con tubi al neon blu e rosso che l’artista ha ideato per essere posizionata sulla facciata dell’unico padiglione superstite della struttura espositiva della sede storica della Fiera di Milano.

Lo spettatore (o più semplicemente il passante) si trova di fronte a due frasi quasi speculari che stimolano a riflettere sul contesto spaziale circostante, in un luogo CityLife, in cui gli interventi urbanistici e architettonici sono stati così radicali da aver modificato lo skyline della città e, di conseguenza, la vita quotidiana del quartiere, dove l’artista prova a farci riflettere sui cambiamenti che questo genera nella vita dell’uomo.

Vedovelle e Draghi verdi


Un progetto che mi ha colpito particolarmente è l’opera di Serana Vestrucci: “Vedovelle e Draghi verdi”, in cui l’artista sceglie di non aggiungere nuovi elementi all’interno del parco, ma di intervenire su qualcosa che è già stato previsto per questo luogo: le fontanelle pubbliche.

Con le loro strutture in ghisa dipinte di verde, le “vedovelle” di Milano sono l’immagine più storica inserita in quest’area completamente rinnovata. Il termine vedovelle è dovuto al loro continuo scrosciare di acqua, che ricorda il pianto di una vedova, altrimenti conosciute anche come draghi verdi per questa loro tipica bocchetta a forma di testa di drago. L’opera cerca un dialogo tra il cambiamento e la tradizione: per ciascuna fontanella installata nel parco l’intervento consiste nella sostituzione del bocchello originariamente in ottone, da cui fuoriesce l’acqua, con una scultura di volta in volta diversa, sono 6 e rappresentano animali mitologici a volte immaginari come il grifone, l’elefante il polpo la giraffa (ecc), fuse in un unico esemplare, ottenuto attraverso la lavorazione a mano di un modello in cera e la sua conseguente fusione in bronzo. Un lavoro quasi impercettibile, che si nota da chi si avvicina alla fontanella per bere.

Vedovelle e draghi verdi

Hand and foot for Milan

Hand and foot for Milan

Nel percorso un’opera che si impone per le grandi dimensioni è quella di Judith Hopf , “Hand and foot for Milan” composta da due sculture poste a poca distanza tra loro: una mano che spunta del terreno quasi a simulare un saluto e un piede appoggiato sul prato.

Entrambi gli elementi sono di grandi dimensioni e vengono realizzati impiegando mattoni sagomati e sovradimensionati, modellati artigianalmente appositamente per quest’opera.

Due forme provenienti dall’anatomia umana che sono state ingigantite e costruite con uno dei più classici materiali edili, che dialogano con un contesto architettonicamente molto connotato. Tono ironico che vuole un uomo di questa scala per abitare spazi.

Filemone e Bauci

Filemone e Bauci

Gli artisti Ornaghi & Prestinari, riescono a trasformare due prese d’aria che nascono come elemento tecnico in colonne mitologiche nell’opera “Filemone e Bauci”, fusione in alluminio raffigurante due colonne umanizzate che stazionano una accanto all’altra tenendosi a braccetto mentre osservano i nuovi grattacieli che si stagliano verso l’alto.

L’architettura del passato osserva quella del presente.

Filemone e Bauci secondo il mito greco invecchiano insieme sopportando le difficoltà grazie alla forza del loro legame, gli unici che abbiano aperto le porte della loro casa a Zeus e Ermes in cerca di accoglienza.

Un’opera che possiamo considerare un augurio di convivenza e ospitalità per la città

Coloris


In questo caso l’intervento è evidente, l’opera irradia calore e accoglienza, non puoi fare a meno di entrare in contatto, è l’installazione dell’artista camerunense Pascale Marthine Tayou, “Coloris”. L’opera è composta da una pavimentazione in calcestruzzo raffigurante il planisfero terrestre su cui sono piantati un centinaio di pali metallici colorati e dalle dimensioni variabili, tra i 6 e i 12 metri di altezza, e sulla sommità di ognuno di essi è posizionato un uovo. L’installazione sembra una sorta di mazzo di fiori in omaggio alla città e alla convivialità.

Coloris

L’artista si interessa agli effetti della circolazione di oggetti, idee e persone nel mondo, mescolando geografie, combinando simboli, tecniche e materiali, provenienti da tradizioni culturali diverse, allo scopo di creare nuovi significati e nuove interpretazioni della realtà.

Rudere


Adrian Paci, “Rudere” l’opera è costituita da una costruzione non finita con dei rosoni che ricordano i pizzi delle nonne che hanno impreziosito la facciata, dove all’interno sono stati piantati alberi autoctoni della vegetazione mediterranea: cipresso, melograno, loto e fico che si impongono nella rovina. L’opera contrasta con i grattacieli che sembrano avere il compito di preservare e curare la rovina e la sua vegetazione.

Daily Desiderio


Riccardo Benassi è molto interessato nel suo operare al cambiamento prodotto nelle nostre vite dalla tecnologia, elemento invisibile ma costantemente presente. L’opera che ha ideato per il parco: “Daily Desiderio” è formata da una struttura minimale in alluminio, tipo un cartello autostradale con il display a LED bianchi. All’interno del display LED, Riccardo Benassi si impegna a trasmettere – grazie a un sistema di broadcasting remoto, integrato e autonomo – un nuovo messaggio testuale per ogni giorno della sua vita, dal giorno di inaugurazione dell’opera fino alla morte dell’artista stesso. Quando la morte dell’artista sopraggiungerà, i messaggi ricominceranno da capo, in loop.

Beso

Alla fine del percorso troviamo l’opera di Wilfredo Prieto, “Beso”, costituita dall’unione di due pietre di grandi dimensioni collocate l’una di fianco all’altra. Entrambe sono di forma sferica e si sfiorano in un solo punto simulando l’azione di un bacio. L’opera mette in relazione qualcosa che esiste da sempre come le pietre che sono millenarie ed eterne e le nuove costruzioni i grattacieli che invece nel corso dei secoli subiranno un’ineluttabile trasformazione e saranno destinati a cambiare o a decadere.


Nei prossimi anni il parco sarà arricchito di nuove opere che completeranno il percorso.

Fonte di riferimento il sito www.artlinemilano.com

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